di Cesare Peccarisi
I partecipanti hanno riferito di usare lo streaming digitale come aiuto a prendere le distanze dai fattori di stress, senza sentirsi completamente disconnessi dal mondo reale. È un’abitudine sempre più diffusa
Il 7 ottobre China Moses, una delle più note cantanti jazz del momento, ha aperto il festival «Catania Jazz». Il nome della cantante americana richiama casualmente uno dei più estesi studi finora condotti sugli effetti di questo genere musicale sul cervello, pubblicato su Acta Psychologica dai ricercatori delle Università di Shenyang e Shanghai, diretti da Yuhao Tian. Gli autori hanno esaminato 300 adulti della provincia cinese del Guangdong, in prorompente sviluppo e modernizzazione, che utilizzavano regolarmente app di streaming di musica jazz per gestire il loro umore. È un’abitudine sempre più diffusa anche in Occidente: usare playlist di generi musicali, adatti allo stato d’animo che in quel momento prova l’ascoltatore.
Come è stato condotto lo studio
Mentre ascoltavano i brani musicali, i partecipanti allo studio sono stati valutati tramite elettroencefalogramma (Eeg) per monitorare la loro attività cerebrale, tramite elettrocardiogramma (Ecg) per monitorare quella cardiaca e tramite un misuratore Scr (acronimo di skin conductance responses, cioè risposte di conduttanza cutanea), che monitora lo stato di coinvolgimento




