Il cambio automatico Aisin, con i primi tre rapporti più ravvicinati e i due più alti overdrive, rende chiaro fin dai primi chilometri di essere in grado di interpretare meglio del suo predecessore le caratteristiche del nuovo motore. Il quale, da parte sua, ha un’erogazione più corposa proprio là dove serve quando il terreno si fa difficile e il carico più importante: a 1.000 giri/min sono disponibili 255 Nm, rispetto ai 160 del 1.9 litri. Il 2.2 trubodiesel non ha perso l’indole ben trattabile del predecessore, ma si muove con un temperamento ben diverso in fuoristrada. Lo sterzo è leggero ma non inconsistente e, per quanto possibile, riesce a comunicare bene il comportamento dell’avantreno anche nel fuoristrada più impegnativo. Una situazione dove emerge una volta di più il buon bilanciamento del D-Max e il suo  equilibrio anche a livello dimensionale. L’abitabilità non è quella di altri modelli, ma la conformazione della carrozzeria permette di non penalizzare troppo le dimensioni del cassone e, soprattutto, grazie al disegno del cofano, di muoversi con più disinvoltura e di avere una migliore visuale sul davanti rispetto ai concorrenti. Il listino prezzi è, come dicevamo, particolarmente articolato: ai due