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Prevost e l’esempio di Sant’Agostino per evitare l’angoscia dell’operazione. Dopo l’intervento ha ordinato la cena

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di Gian Guido Vecchi

Il ritorno alla tradizione, con il bollettino medico

A vederlo salire al decimo piano del Gemelli, poco dopo l’una del pomeriggio di ieri, si sarebbe detto fosse arrivato al Policlinico in visita pastorale ai malati anziché a operarsi, di lì a poche ore, per rimuovere il nodulo al polmone destro che si è rivelato essere un adenocarcinoma, un tumore maligno: il nodulo è stato «rimosso totalmente» con l’asportazione del lobo inferiore.

La preghiera, la riflessione, il silenzio. La giornata di Leone XIV si è conclusa nella sua stanza del «reparto solventi» com’era iniziata all’alba, come tutte le altre. Prima di rientrare in camera, dopo tre ore in sala operatoria e un’ora e mezzo di intervento sotto anestesia, «ha chiesto la cena», si fa sapere.

 Il Papa che è detto «figlio di Sant’Agostino» conosce bene la distentio animi del genio di Tagaste, una distensione dell’anima nel tempo interiore, nessuna angoscia per il futuro, l’affidamento costante a Dio. La stessa serenità che in questi giorni ha colpito il cardinale Pietro Parolin, «davvero il Santo Padre è un grande esempio in questo senso», anche se pure il collaboratore più stretto del Pontefice ammette che

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