di Silvia Morosi
Dalle Saline di Trapani e Paceco alle Prealpi bergamasche: due storie raccontano la straordinaria capacità degli uccelli di attraversare territori e continenti. E ricordano che proteggere le specie migratrici significa tutelare le rotte, le zone umide e i luoghi di sosta lungo i loro viaggi
Le migrazioni degli uccelli sono uno degli spettacoli più affascinanti della natura, ma raccontano anche quanto siano profondamente connessi gli ecosistemi, persino quando si trovano a migliaia di chilometri di distanza. Ogni anno, milioni di uccelli attraversano Paesi e continenti alla ricerca di condizioni favorevoli per alimentarsi, riprodursi e svernare. Un viaggio straordinario, che può nascondere pericoli e difficoltà, ma anche storie di resilienza e sopravvivenza. A testimoniarlo sono anche le storie del biancone ferito da un probabile colpo di fucile, curato e restituito alla libertà dopo quasi un anno di degenza all’Oasi wwf di Valpredina, nella Bergamasca; e quella di Icaro, una spatola che da diciotto anni collega – con il suo volo – le zone umide del Delta del Po con la Sicilia occidentale. Due storie diverse, raccontate in occasione della Giornata delle Migrazioni del 10 ottobre, che portano un messaggio comune: la tutela degli uccelli migratori




