di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Via libera definitivo della Camera al decreto Ponte: commissari straordinari, nuove norme sull’iter autorizzativo e nomina dell’Ad di Rfi per le opere ferroviarie collegate. Le opposizioni: «Si certifica che non si farà mai»
La maggioranza la chiama accelerazione. Le opposizioni parlano invece dell’ennesimo «maquillage» normativo attorno a un’opera – quella del Ponte sullo Stretto di Messina – che continua a vivere più nei decreti che nei cantieri. Intanto, il Parlamento ha chiuso la partita: la Camera ha approvato definitivamente il decreto Infrastrutture (ormai per tutti il «decreto Ponte») con 160 voti favorevoli, 110 contrari e 7 astenuti.
La conversione in legge dovrebbe rimettere formalmente in moto l’iter del Ponte sullo Stretto, dopo settimane di rilievi tecnici, polemiche politiche e scontri sul futuro dell’opera.
Che cosa prevede il decreto
Il testo approvato dal Parlamento è cresciuto rispetto alla versione iniziale: dagli 11 articoli originari si è passati ai 15 definitivi. Dentro ci sono commissari straordinari, proroghe di incarichi fino al 2028 e interventi considerati strategici dal governo: dall’affidamento della concessione della A22 Brennero-Modena alla messa in sicurezza del sistema del Gran Sasso e delle tratte autostradali A24 e A25.
Ma il cuore politico del provvedimento




