
di Giuseppe Sarcina
Le parole di Trump contro Zelensky, di cui il leader Usa è arrivato a chiedere esplicitamente una sostituzione, hanno spiazzato gli europei. Il leader Usa ha ritrovato i toni della rissa nello Studio Ovale
La paura di perdere le elezioni di midterm fa scatenare Trump. Stringe il «patto del diesel» con Putin, e in un colpo solo, rompe con Zelensky, sconfessa il Congresso, spiazza gli alleati europei. Il presidente americano è arrivato a chiedere esplicitamente la rimozione del leader ucraino, rinfacciandogli gli attacchi contro le raffinerie russe e glissando sui missili che quotidianamente si abbattono su Kiev e le altre città del Paese. È ancora peggio dell’imboscata con cui Trump e il suo vice JD Vance accolsero Zelenksy nello Studio Ovale, il 28 febbraio del 2025.
Neanche un mese fa, il 18 settembre scorso, Trump aveva firmato la legge che penalizza le esportazioni di idrocarburi russi e consente di imporre dazi agli Stati che comprano petrolio o gas da Mosca. Quel passaggio fu accompagnato da uno scetticismo diffuso. Come si sarebbe regolato Trump nel concreto? Adesso lo sappiamo: ha concluso un accordo con il bersaglio di quella legge, incurante dei contraccolpi politici dentro e




