di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dalla crisi di Hormuz ai blocchi sulle autostrade. Il carburante pesa fino al 40% sui costi delle imprese, ma le tariffe non tengono il passo. La protesta rientra in Sicilia e Calabria, continua in Campania. Ecco che cosa è successo e perché la crisi non è risolta
Per alcuni autotrasportatori continuare a viaggiare rischia ormai di costare più di quanto renda. Il gasolio ha superato i 2,25 euro al litro, assorbe fino al 40% dei costi di esercizio e non sempre gli aumenti possono essere trasferiti ai clienti. Chi possiede e guida il proprio camion, i cosiddetti «padroncini», si trova stretto tra carburante, pedaggi, traghetti e tariffe che non crescono allo stesso ritmo. A questo si aggiungono gli aiuti pubblici arrivati in ritardo. È da qui che nasce la protesta dei tir che ha paralizzato buona parte del Mezzogiorno, svuotato gli scaffali di molti supermercati e fermato alcune fabbriche. Ma per capire perché il gasolio sia diventato così caro bisogna guardare fino allo Stretto di Hormuz.
Perché il gasolio è diventato così caro
La crisi comincia il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. Teheran risponde ostacolando il traffico marittimo nello Stretto




