di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Le simulazioni della Cgil misurano l’effetto cumulativo delle revisioni dei coefficienti del 2025 e del 2027 e calcolano la perdita nel corso dell’intero pensionamento
Settantatré euro al mese possono sembrare pochi. Ma moltiplicati per tredici mensilità e per tutti gli anni trascorsi in pensione possono diventare quasi 18 mila euro. È quanto emerge da una delle simulazioni dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, che ha calcolato quanto peseranno nel tempo le due revisioni dei coefficienti di trasformazione, quella entrata in vigore nel 2025 e quella prevista dal gennaio 2027. Perché una riduzione relativamente modesta dell’assegno può tradursi, nell’arco del pensionamento, in migliaia di euro di reddito in meno.
I coefficienti di trasformazione sono i parametri che convertono il capitale contributivo accumulato durante la vita lavorativa nell’importo della pensione. Più sono alti, maggiore è l’assegno a parità di contributi. Lo studio, curato da Ezio Cigna, confronta quelli del 2024 con i parametri del 2025-2026 e del 2027-2028, mantenendo invariati età di uscita e montante contributivo. Il risultato è una riduzione complessiva del 3,38% a 64 anni, del 3,65% a 67 e del 4,10% a 71 anni.
Pensioni, quanto si perde con assegni da




