di Lorenzo Cremonesi
Ultima tappa, a Nuuk l’incontro con l’ex ministro Akkaluk Lynge: «Dal 1996 l’intera area del Polo Nord doveva essere protetta dalla collaborazione tra Russia, Usa e Danimarca. Ora regna l’incertezza e il cambiamento del paesaggio è evidente»
Nuuk (Groenlandia) – «L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 ha generato danni gravissimi alla causa della difesa delle popolazioni inuit e del loro ambiente. Da allora Vladimir Putin ha boicottato il Consiglio Artico e ogni forma di cooperazione regionale». Le parole di Akkaluk Lynge rappresentano la riprova dello strettissimo legame tra gli aspetti più inquietanti della fragilità artica e i grandi nodi della politica internazionale. Tutto è connesso, come vasi comunicanti, le crisi di natura soltanto apparentemente diversa tra loro a ben vedere sono invece strettamente legate nel mondo globalizzato.
PASSAGGIO A NORD OVEST – LO SPECIALE
«Nel 1996 eravamo finalmente riusciti a mettere assieme un meccanismo internazionale che garantisse i 180.000 inuit sparsi tra Alaska statunitense, Siberia russa, Canada e Groenlandia. Non solo, l’intera area del Polo Nord doveva essere protetta grazie alla cooperazione tra Stati Uniti, Russia, Danimarca incluse Groenlandia e Isole Faroe, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Ma la guerra lanciata da Putin




