di Federico De Rosa
Il presidente: «Asset strategico per l’Italia: abbiamo una tecnologia Fwa efficiente per le zone dove portare la fibra è difficile»
Un anno fa Partners Group l’ha indicata come presidente di Eolo: con quale mandato?
«Partners Group cercava una persona italiana che conoscesse le dinamiche del Paese e avesse competenze specifiche per dialogare con le istituzioni e con il governo sulla definizione del futuro delle telecomunicazioni — risponde Paolo Amato, chiamato alla testa dell’operatore infrastrutturale per le telecomunicazioni dal fondo svizzero che controlla il 75% del capitale —. Il settore è in sofferenza e il governo gioca una partita su diversi tavoli, dal consolidamento del mercato alla rete unica. Il mio mandato è aiutare Eolo a crescere, rafforzare il management e far sì che sia presente in questi tavoli».
Che azienda ha trovato?
«Dall’esterno Eolo può sembrare un operatore più piccolo, focalizzato sui centri minori, in realtà è un asset strategico per l’Italia: ha una tecnologia Fwa efficiente per le zone dove portare la fibra è difficile o non conveniente. E investe risorse private, senza chiedere soldi allo Stato».
Il mercato italiano delle Tlc resta comunque tra i più difficili d’Europa.
«Negli anni Novanta, quando lavoravo come consulente




