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«Ormai è indifendibile»: così Meloni ha dato il via libera al licenziamento di Beatrice Venezi alla Fenice

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di Simone Canettieri

Alle 11 di mattina la scelta di Palazzo Chigi. Telefonate e messaggi tra Giuli, Donzelli e Colabianchi

Il requiem per la nomina di Beatrice Venezi inizia a Palazzo Chigi intorno alle 11 di mattina. «È una scelta inevitabile, ormai è indifendibile». È Giorgia Meloni in persona a dare l’ultimo via libera, quello definitivo, alla cacciata del «direttore» d’orchestra, finora sempre difesa, seppure in un crescendo di imbarazzi.

Il contesto in cui matura questa decisione, vista dall’alto, si inserisce nello spirito del tempo meloniano post sconfitta del referendum: «Non difendo più nessuno, non metto più la mia faccia come scudo degli errori degli altri: chi sbaglia paga, con onestà e rigore», è lo spartito che da un mese a questa parte ormai conoscono anche i muri a Palazzo Chigi (per ulteriori conferme citofonare a Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi). Nel caso specifico il governo si muove «a tutela dell’istituzione» e a scapito di «continue rivendicazioni eccessive e inutili».

Tutto avviene dopo una carambola di messaggi e telefonate abbastanza convulsa. Si parlano e si scrivono il ministro Alessandro Giuli, Raffaele Speranzon (coordinatore di FdI in Veneto, nella città lagunare, tra l’altro,

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