Un vasto studio che ha analizzato 45 anni di dati riguardanti 232 milioni di persone traccia l’andamento dei tassi di obesità nel mondo, mostrando un’allarmante dicotomia: da un lato il numero di persone obese rimane stabile, e in alcuni casi cala, in molti Paesi ricchi; dall’altro la malattia si diffonde sempre più rapidamente nei Paesi a basso e medio reddito, dove crescono lavori sedentari e consumo di cibi ultraprocessati. I risultati sono stati pubblicati su Nature.
C’è chi scende e c’è chi sale
L’obesità è una malattia che colpisce circa una persona ogni otto, l’equivalente di un miliardo di abitanti del Pianeta. La maggior parte dei report sul tema parlano dell’obesità come un’emergenza globale, e ne analizzano i dati a lungo termine: in questo studio i ricercatori hanno voluto invece osservare il fenomeno più da vicino, studiandone i cambiamenti anno per anno attraverso l’esame di oltre 4.000 studi sul tema condotti tra il 1980 e il 2024 in 200 diversi territori e su 232 milioni di persone di età superiore ai cinque anni.
I risultati evidenziano una chiara dicotomia, un mondo spaccato a metà tra zone come l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e sudorientale, l’America Latina e



