di Fabio Savelli
Dopo oltre trent’anni il nucleare torna al centro del dibattito italiano. Tra sicurezza energetica, indipendenza dal gas, nuove tecnologie e dubbi su costi e scorie, ecco perché l’atomo è di nuovo una questione strategica
Per più di tre decenni il nucleare è rimasto ai margini del dibattito energetico italiano. Dopo il referendum del 1987, segnato dall’impatto emotivo dell’incidente di Chernobyl, e quello del 2011, celebrato all’indomani del disastro di Fukushima, l’energia atomica sembrava destinata a scomparire definitivamente dall’orizzonte del Paese. Oggi, però, il contesto è profondamente mutato. La guerra in Ucraina, la crisi delle forniture di gas russo, il forte aumento dei costi dell’energia e la necessità di accelerare il percorso verso la decarbonizzazione hanno riportato il nucleare al centro delle politiche energetiche di molti Stati occidentali.
Confronto riaperto anche in Italia
Anche in Italia il confronto si è riaperto, tanto sul piano politico quanto su quello industriale. L’esecutivo ha rilanciato il tema del cosiddetto «nuovo nucleare», concentrando l’attenzione sui piccoli reattori modulari (SMR) e sulle tecnologie di nuova generazione, considerate più sicure, meno costose e più rapide da realizzare rispetto agli impianti tradizionali. Ma la discussione non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica. La scelta di




