
di Matteo Sannicolò
La questione è tornata al centro dopo che la Camera dei deputati ha dato il primo via libera al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile
C’è chi è favorevole perché intravede una via verso «l’indipendenza energetica». Chi invece è contrario perché crede fortemente in un’ulteriore «crescita delle fonti rinnovabili» da qui ai prossimi anni. La certezza è che il tema dell’energia nucleare divide ancora una volta la politica provinciale.
Nei giorni scorsi la Camera dei deputati ha dato il primo via libera al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile (155 voti favorevoli e 86 contrari), promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Per l’approvazione definitiva si dovrà attendere il voto del Senato. Si tratta comunque di un primo passo verso il possibile ritorno al nucleare: una soluzione che in Italia è stata abbandonata dopo il risultato schiacciante del referendum nel 1987.
Bisesti (Lega9: «Costi dell’energia troppo alti»
«Dopo decenni l’Italia torna finalmente a discutere seriamente di indipendenza energetica» commenta il consigliere provinciale Mirko Bisesti (Lega), ragionando proprio sui vantaggi di questa tecnologia: «L’Italia è tra i Paesi europei con il costo dell’energia più alto. Le aziende trentine competono




