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«Non un euro in più»: Meloni convince Crosetto ad accettare un taglio di 8 miliardi alla Difesa. Dietro la decisione anche la tensione con la Lega

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di Simone Canettieri

Duro confronto tra il ministro del Made in Italy Adolfo Urso e la premier Meloni. Al summit di FI Tajani chiede: «Volete il voto a maggio o a settembre?»

È l’ultima manovra, quella che guarda al voto. Qualsiasi mossa deve essere ponderata al millimetro. Così Giorgia Meloni si presenta in Consiglio dei ministri dopo aver scontentato Guido Crosetto, assente alla riunione a Palazzo Chigi. Per i maligni è un segnale di «gelo», per chi frequenta il Cdm il forfait rientra in una specie di semi consuetudine tollerata. 

Il merito non cambia, però. Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) si muove intorno alla frase chiave della premier: «Non un euro in più». E cioè: lo scostamento di bilancio prevederà 14 miliardi per l’energia e altrettanti per la Difesa, costretta a un taglio di 8 miliardi. Non ci deve essere differenza tra i due capitoli, è la linea appunto della premier. Che di prima mattina si confronta — con la solita franchezza — con Crosetto, reduce anche da una telefonata con il collega dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Quest’ultimo prova a convincerlo sui motivi tecnici di questa rinuncia; la presidente del Consiglio lo porta sul fatto politico:

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