
di Davide Frattini
In video collegamento parla anche Abu Mazen, il presidente dell’Autorità palestinese: «Il mio popolo è in pericolo»
Cinquecento cartelloni digitali, sparsi per Manhattan, concentrati attorno al Palazzo di Vetro, visibili nel traffico di New York affissi sulle fiancate dei camion. Le scritte cambiano, il messaggio resta lo stesso: «L’Iran non può avere la bomba atomica», «È un regime terrorista». Soprattutto: «Da che parte state?». Perché in questo settembre, più di ogni altro in passato, Benjamin Netanyahu parla all’Assemblea generale perché a casa gli elettori israeliani intendano.
Così la sfida per dimostrare di essere l’unico che tiene testa ai potenti del mondo inizia ancora prima di decollare, un’occasione che gli offre Zohran Mamdani, il sindaco della metropoli. Pochi giorni fa lo ha accusato di essere «l’architetto di un orrendo genocidio contro i palestinesi» e Bibi ha minacciato in risposta: «Alle Nazioni Unite dirò la verità sui nostri eroici soldati. E su di te». In un manifesto per la sua campagna elettorale ha messo Mamdani a fianco di Ali Khamenei e Hassan Nasrallah: «Vogliono che Netanyahu perda, non lasciarli vincere».
Senza che i suoi consiglieri abbiano dato spiegazioni, l’aereo del premier è atterrato all’aeroporto




