
di Alessandro Sala
L’incontro al ministero della Salute. «Bisogna porre un freno ad abusivismo e illegalità. Mettiamo le istituzioni nelle condizioni di fare i controlli. Così tuteliamo allevatori onesti e consumatori»
La parola d’ordine è: tracciabilità. Solo con la possibilità di verificare agevolmente la corrispondenza tra le cucciolate, le madri che le hanno generate e la proprietà di entrambe sarà possibile combattere l’abusivismo nel campo dell’allevamento di cani. Una distorsione alimentata da molti allevamenti improvvisati che non rispettano le regole e che va a scapito degli allevatori in regola e degli stessi cittadini che per vari motivi decidono di avere un cane di razza e scelgono di affidarsi alla filiera più naturale, quella appunto degli allevamenti. Ma non basta evitare acquisti online o in improbabili mercati e fiere con cuccioli arrivati da chissà dove per essere sicuri di aver fatto le cose per bene se proprio negli allevamenti non c’è un’adeguata trasparenza a garantire rispetto e legalità.
Ad accendere i riflettori su questa situazione è il Gruppo allevatori cinofili (Gac), la prima associazione di categoria del settore, che si propone di rappresentare il mondo degli allevamenti. E che nei giorni scorsi ha incontrato Giovanni Filippini, direttore della Direzione




