La crisi del Golfo è entrata in una nuova fase: meno combattimenti classici, più scontro geoeconomico. Mentre le tregue si prolungano e i negoziati dovrebbero ripartire presto a Islamabad (la delegazione americana è in viaggio verso il Pakistan), gli Stati Uniti provano a rovesciare contro il regime iraniano le sue stesse tattiche di strangolamento economico. La guerra quindi si è trasferita in prevalenza su questo livello: una gara di resistenza, dove si tratta di vedere chi cede per primo allo sfinimento economico.
L’Iran mantiene le sue minacce per bloccare Hormuz, la US Navy intercettando navi iraniane vuole privare il regime di finanziamenti. Se è questo il contesto attuale, i tempi potrebbero prolungarsi.
L’Iran in effetti si era premunito contro questo tipo di embargo parcheggiando nei mari di mezzo mondo la sua “flotta-fantasma”, dove galleggia una quantità di petrolio ragguardevole. Tra i sotterfugi che usa c’è anche il travaso da nave a nave, che rende più difficile l’intercettazione (se una nave iraniana ormeggiata in acque internazionali travasa il suo greggio su una petroliera cinese, da quel momento in poi il petrolio viaggia con un’altra bandiera). Non si può escludere quindi che il conflitto sia diventato a bassa intensità ma




