
di Sara Cinchetti
Dagli anni Novanta a oggi le presenze annuali sono passate da 5 a 24 milioni. Gelmini (Comunità del Garda): «La sfida è rafforzare le connessioni tra questi attori e rendere più visibile una vera economia del lago».
Per lungo tempo il lago di Garda è stato raccontato quasi esclusivamente come una delle principali destinazioni turistiche italiane. Un’immagine consolidata che oggi, però, non basta più a descrivere un territorio profondamente cambiato. Accanto all’accoglienza e ai servizi si è sviluppato negli anni un sistema economico che coinvolge nautica, manifattura, mobilità, sport e valorizzazione delle produzioni locali, delineando un modello di sviluppo che guarda sempre più al concetto di blue economy.
È una trasformazione iniziata nel secondo dopoguerra, quando il Benaco aveva un’economia prevalentemente agricola e legata alla pesca. Il boom economico, la crescita delle infrastrutture e l’apertura ai mercati internazionali hanno progressivamente modificato il volto del territorio, accompagnando il turismo verso un’offerta sempre più diversificata. Oggi il Garda non vive più soltanto di vacanze, ma di esperienze, benessere, sport, cultura e servizi che generano un’economia diffusa.
«Nel corso dei decenni il lago è diventato un sistema territoriale complesso, dove turismo, servizi, nautica, sport, manifattura




