di Redazione Economia
L’Inps chiarisce che le dimissioni rassegnate per tutelare la propria incolumità costituiscono disoccupazione involontaria, dando diritto allla Naspi, anche se le violenze non sono collegate al contesto lavorativo
Chi è costretto a dimettersi dal lavoro per la salvaguardia della propria incolumità ha diritto ad accedere alla Naspi. ovvero la Nuova assicurazione sociale per l’impiego, l’aiuto economico mensile che l’Inps dà a chi perde il lavoro per forza. Lo chiarisce lo stesso istituto in un messaggio sottolineando che in questo caso si tratta di disoccupazione involontaria. «Le violenze e le condotte persecutorie, anche se provenienti da soggetti estranei all’ambiente professionale — si legge in una nota — possono determinare un’oggettiva impossibilità di proseguire l’attività lavorativa. Per ogni lavoratrice o lavoratore che subisce tali episodi, la scelta di interrompere il rapporto di lavoro non costituisce una libera decisione, bensì un atto di autodifesa.
Disoccupazione involontaria
La legge e l’Inps riconoscono questa condizione come disoccupazione involontaria, equiparandola a tutti gli effetti alle dimissioni per giusta causa per fatto del terzo, garantendo così il diritto al sostegno economico senza penalità». «Garantire sicurezza e protezione sociale – sottolinea l’Inps – significa offrire sostegni concreti in grado di salvaguardare la vita e l’autonomia




