
di Marta Serafini
Fermato a Vienna con l’accusa di spionaggio e liberato dopo oltre dodici ore, il capo delle inchieste di Ukrainska Pravda stava seguendo le tracce di un ex procuratore ucraino. Sullo sfondo, il suo lavoro sull’attentato nel Principato di Monaco e i rapporti non sempre distesi tra Austria e Ucraina.
Un incarico giornalistico a Vienna si è trasformato in oltre dodici ore di detenzione per Mykhailo Tkach, responsabile delle inchieste di Ukrainska Pravda e uno dei reporter anticorruzione più conosciuti dell’Ucraina. Fermato dalle autorità austriache l’8 ottobre insieme al cameraman Yaroslav Bondarenko, Tkach è stato rimesso in libertà alle quattro del mattino del 9 ottobre. A confermarlo è stato il ministero degli Esteri ucraino, dopo l’intervento dell’ambasciata e l’accesso di un console al giornalista.
Tkach e Bondarenko si trovavano nella capitale austriaca per rintracciare Ruslan Kravchenko, ex procuratore generale ucraino scappato dal Paese. Il loro lavoro era collegato all’inchiesta anticorruzione denominata «Operazione Cartagine», riguardante una presunta rete di protezione accordata a call center fraudolenti in cambio di tangenti. L’arresto ha quindi colpito due giornalisti impegnati a documentare un caso di evidente interesse pubblico in una fase molto delicata per il governo di Kiev alle prese




