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Cosa si aspetta il mondo arabo dalle elezioni in Israele

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Come i vicini arabi guardano alle imminenti elezioni in Israele è il tema di un’analisi pubblicata da Chatham House, think tank londinese, firmata da Ksenia Svetlova, esperta di Medio Oriente ed ex parlamentare israeliana. 

Il suo punto di partenza è lo stallo del piano Trump per Gaza. Quasi un anno dopo la presentazione dei venti punti, che hanno consentito la liberazione di tutti gli ostaggi, la seconda fase non è partita. Il nodo è la sequenza. Hamas rifiuta di consegnare le armi pesanti finché Israele non cessa le operazioni militari e si ritira dal 60% circa della Striscia che ancora controlla. Israele non si ritira finché Hamas non disarma. L’inviato della Casa Bianca (nonché genero del presidente) Jared Kushner ne ha fatto le spese: ad agosto prevedeva che Hamas avrebbe cominciato a consegnare le armi nel giro di un mese; a settembre ha ammesso che la militarizzazione di Gaza è molto più vasta di quanto chiunque immagini.

Qui entrano in scena i paesi del Golfo. Gli Emirati, membri del Board of Peace, forniscono da soli quasi la metà degli aiuti umanitari destinati a Gaza. Hanno stanziato 100 milioni di dollari per addestrare una nuova polizia palestinese, ma le

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