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Multinazionali, la concorrenza fiscale si sposta sugli investimenti

di Giuliana Ferraino

Lo studio del Fmi: le norme antielusione tendono ad avvicinare gli utili dichiarati ai luoghi nei quali le imprese svolgono l’attività. Un punto di aliquota in più rispetto agli altri Paesi è associato a minori afflussi di investimenti diretti esteri pari allo 0,5% del Pil in tre anni

Per attirare gli utili di una multinazionale può bastare un vantaggio fiscale. Convincerla ad aprire una fabbrica o un laboratorio è più difficile. Le norme antielusione stanno rendendo meno conveniente dichiarare i profitti lontano dai luoghi nei quali vengono prodotti e spingono i governi a competere sugli investimenti che li generano.

È il cambiamento che emerge dal terzo capitolo del World Economic Outlook di ottobre del Fondo monetario internazionale, «Intangible Yet Real: Spillovers From Corporate Income Taxation». Le aliquote restano importanti, ma gli sgravi possono costare più di quanto rendano se sottraggono risorse alle infrastrutture e all’istruzione. Una questione che riguarda da vicino l’Italia.

Al centro dell’analisi ci sono gli effetti internazionali della tassazione societaria in un’economia nella quale dati, brevetti, software e marchi rappresentano una parte crescente del valore delle imprese. La mobilità di questi beni immateriali ha consentito per anni alle multinazionali

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