
di Martina Zambon
I lavoratori musulmani in città sono molti. Da Fincantieri, dove gli operai bengalesi in subappalto sono fra i mille e i 1.500 su un totale di cinquemila e a cui è affidata l’attività di costruzione vera e propria delle navi
Interventi pubblici, post con accuse incrociate, prevedibili prese di posizione politiche ma anche un dibattito spontaneo e acceso che sembra investire genuinamente i mestrini che di politica non si occupano, magari, ma che sentono molto il tema «bengalesi». Il caso della moschea (mancata) di via Giustizia a Mestre sta deflagrando al punto da guadagnarsi l’attenzione dei media nazionali.
Le richieste della comunità musulmana
Il motivo è semplice: nell’equazione, non nuova, di richieste di una comunità musulmana respinte dall’amministrazione per poter costruire un proprio luogo di culto, si è inserito un elemento inedito, la minaccia di uno sciopero. Da Fincantieri, dove i lavoratori bengalesi in subappalto, ricorda il delegato Fiom Michele Valentini, sono fra i mille e i 1500 su un totale di cinquemila e a cui è affidata l’attività di costruzione vera e propria delle navi, fino ai servizi, leggasi la galassia di bar e ristoranti che costituiscono la linfa del sistema turistico veneziano. Alfiere




