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Mika: «De Gregori? Bisogna combattere l’apatia. Serve prendere posizione, come Bruce Springsteen»

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di Massimo Gaggi

Il cantante a Spoleto con i suoi successi riarrangiati in chiave sinfonica. «È il mio modo di reagire a un mondo sempre più iperconnesso e ipercommerciale»

SPOLETO Canta la gioia, sceglie i colori della leggerezza, ma da artista eclettico — musicista classico, cantante pop, conduttore televisivo, protagonista di talent show, addirittura coach di musicisti di strada in Gran Bretagna — Mika punta sempre alla ricerca creativa, insegue l’eccellenza, metabolizza nella musica, nelle sue performance, anche le sofferenze della vita. E così Michael Holbrook (vero nome dell’artista nato in Libano, cresciuto tra Francia e Gran Bretagna, che parla e canta in tante lingue compreso un italiano incredibilmente forbito) che incontro a Spoleto, trascina la platea del festival dei Due Mondi in una galoppata di nuove canzoni in inglese e francese e in una rilettura in chiave sinfonica dei suoi grandi successi, da Happy Ending a Grace Kelly. A me pare molto diverso dal Mika che avevo visto anni fa scatenato a New York sul palco del Brooklyn Steel, in un trionfo di musica elettronica. «Sono sempre lo stesso» mi rassicura. E racconta questa sua avventura sinfonica che lo riconnette con la musica classica nella quale si è

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