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Michael J. Fox e il Parkinson, una vita senza arrendersi: «Accettare non significa cedere»

di Federica Bandirali

Dal tremore del 1991, quando aveva 29 anni, alla scelta di rendere pubblica la diagnosi nel 1998, fino alla standing ovation degli Emmy: il rapporto dell’attore con la malattia

Michael J. Fox sale sul palco degli Emmy in sedia a rotelle e per qualche minuto il tempo sembra fermarsi. La standing ovation che lo accoglie non è soltanto per l’attore di «Ritorno al futuro», per il divo di «Casa Keaton» o per uno dei volti più amati della televisione americana. È per l’uomo che da 35 anni convive con il Parkinson e che ha trasformato una diagnosi arrivata quando aveva appena 29 anni in una battaglia pubblica per la ricerca. Alla 78esima edizione degli Emmy, il 14 settembre, Fox ha ricevuto il Bob Hope Humanitarian Award, riconoscimento assegnato per il suo impegno nella ricerca e nella sensibilizzazione sul Parkinson. A consegnarglielo è stata Julianna Margulies, sua collega in «The Good Wife». E nel suo discorso Fox è tornato al punto da cui tutto era cominciato: la paura. Nel 1991, mentre girava «Doc Hollywood», aveva notato un tremore al mignolo. La diagnosi era stata di Parkinson a esordio giovanile. Aveva 29 anni e una carriera

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