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Meraviglia in Sardegna: tre gatti selvatici immortalati dalle fototrappole

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di Silvia Morosi

I tre esemplari potrebbero essere stati attratti nell’Oasi Wwf di Monte Arcosu dai piccoli ristagni d’acqua, risorsa preziosa durante la lunga estate sarda

Un incontro inaspettato, con una specie schiva e difficile da osservare in natura. Tre gatti selvatici sardi (Felis silvestris lybica) sono stati immortalati dalle fototrappole nell’Oasi Wwf di Monte Arcosu, nel sud della Sardegna. A documentare la loro presenza le fototrappole installate nell’area protetta. Secondo gli esperti, gli animali «potrebbero essere stati attratti dai piccoli ristagni d’acqua presenti nella zona», una risorsa importante soprattutto nei periodi più caldi e siccitosi dell’anno. 

L’origine di questa specie sull’isola viene tradizionalmente ricondotta all’arrivo di popolazioni provenienti dal Nord Africa, forse attraverso gli scambi commerciali dell’antichità, al tempo dei Fenici. Pur ricordando il gatto domestico, il gatto selvatico presenta alcuni tratti distintivi: una coda folta, con estremità arrotondata e anelli scuri; un carattere prevalentemente solitario, con abitudini soprattutto crepuscolari e notturne; una grande abilità nella caccia e nell’arrampicata sugli alberi. La sua dieta comprende principalmente piccoli vertebrati, come roditori e piccoli uccelli, anche se occasionalmente può predare anche specie come conigli, lepri e pernici. Durante i periodi di maggiore siccità il gatto selvatico può anche integrare

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