
L’attenzione alla Manovra. «Il governo non scappa». E racconta: a volte pare di nuotare nella colla
La strategia è concentrarsi sugli ultimi mesi di legislatura senza mettere volto e voce nelle polemiche quotidiane. Senza esporsi, almeno in pubblico, sui temi che dilaniano i partiti, di maggioranza e opposizione: la legge elettorale, la data del voto, le alleanze, le candidature per le città. Giorgia Meloni si mostra infastidita a chi le chiede cosa succederà se la legge elettorale verrà approvata alla Camera: ci sarà un’accelerazione verso il voto, magari a primavera? «Sento milioni di ricostruzioni totalmente surreali sulle mie intenzioni». Ma, aggiunge, «la mia intenzione è sempre stata finire il mio lavoro. Tutto il resto sono alchimie care agli altri ma non a me».
È chiaro che quello che le interessa è valorizzare il suo ruolo di capo di governo, di punto di equilibrio di una coalizione che in dirittura d’arrivo rischia di sbandare. E per farlo ha scelto la via di ricordare il lavoro fatto finora dall’esecutivo e su una Finanziaria che arriverà e sarà l’ultima del suo governo, e dovrà lasciare un segno. Non conviene alla premier dare alcun segnale di un esecutivo a tempo. O che, impelagato tra




