
di Roberto Gressi
L’ex premier ricorda commosso l’esponente radicale
Emma Bonino e Giuliano Amato. Un rapporto durato decenni, molta la sintonia. Il punto più alto quando Amato si spinge, pensando a lei, a dire che c’è bisogno di una donna al Quirinale. Il contrasto sul fine vita, i ricordi personali. «Ci vedevamo spesso con Emma. Tante cene, a casa di una sua amica giornalista. C’eravamo io e mia moglie, Enrico Letta e sua moglie e lei. Una lunga consuetudine, fatta di lunghe chiacchierate, poi gli incontri si sono diradati e abbiamo continuato a sentirci spesso al telefono. Il mio ultimo contatto con lei c’è stato un paio di mesi fa. Le scrissi una mail, le chiedevo di contribuire con una testimonianza a un Atlante costituzionale, su cui sta lavorando la Treccani. Non mi rispose, credo che la fatica della malattia abbia avuto il sopravvento».
Presidente, che immagine ha di Emma Bonino?
«Emma si identificava in pieno nelle battaglie radicali, ma era dotata di un grande, pragmatico realismo. Spingere al massimo e comunque poi portare a casa il risultato possibile. In questo, io di Torino e lei di Bra, c’era ad accomunarci qualcosa di piemontese».
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