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Meloni a Bruxelles evoca il rischio «forconi». E la traduzione difficile aiuta l’apertura sugli Ets

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di Marco Galluzzo

L’avvertimento agli altri leader sul malessere per i prezzi

«Ma vi rendete conto della situazione in cui siamo?». Sono passate le 10 di sera, giovedì scorso, prima giornata del Consiglio europeo, nel pieno della maratona notturna e dello scontro sugli Ets, il sistema di fiscalità europeo sulle quote di emissioni di carbonio.

Giorgia Meloni comincia a parlare in italiano. È già questo attira l’attenzione degli altri capi di governo. Alza di un livello il tono della voce, nella sala del Consiglio si ritorna all’ausilio del traduttore. Gli altri leader si girano verso la presidente del Consiglio. Lei continua in italiano, anche se di solito come tanti parla in inglese: «Vi rendete conto che se i prezzi continuano a essere quelli che sono, non solo nel mio Paese, prima o poi ci inseguiranno tutti, e dico tutti, con i forconi. Ma non solo i cittadini italiani, anche i vostri cittadini».

A questo punto la premier è già un fiume in piena, è riuscita a catturare l’attenzione di una platea stanca in buona parte, dalla Finlandia alla Svezia, sino alla Germania: in tanti ce l’hanno con lei, con il capo del governo greco e con

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