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Marco Balich, il mago delle cerimonie ai Mondiali: «Ma boccio l’intervallo della finale: ha tolto centralità al calcio»

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Il direttore creativo: «I miei show esprimono concetti». Presto sarà all’Arena

Di questi tempi l’Italia non gioca molto bene a calcio, ma rimane la patria dell’arte e della bellezza e come tale ha conquistato i Mondiali americani. È l’italianità che ha portato Marco Balich, direttore creativo del suo Balich Wonder Studio, ad agosto all’Arena, a firmare le cerimonie inaugurali e quella della finale, dopo averlo fatto ai Mondiali in Qatar, alle Olimpiadi di Rio del 2016, a quelle invernali di Torino 2006, Sochi 2014 e Milano-Cortina.
Che è esperienza è stata?
«Intensa, soprattutto per la lunghezza dei viaggi e dei controlli. E positiva: la Fifa è stata talmente soddisfatta da chiederci delle cerimonie speciali per il 4 luglio a Huston e Philadelphia».
Soddisfazione maggiore?
«Aver convinto la Fifa ad accettare un cerimoniale iniziale, con le squadre a cerchio durante l’inno, un po’ in stile Olimpiadi, che conosciamo bene. E l’uso delle quattro lettere Fifa come una sorta di logo olimpico; ho fatto vedere loro immagini di Mondiali precedenti: potevano essere partite di Champions o altro, non c’era nulla che identificasse l’evento».
Problemi?
«All’inizio doveva esserci una cerimonia unica, con tre “luchadores” mascherati a rappresentare le nazioni ospitanti che si univano. Poi sono diventate tre. Abbiamo tenuto

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