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Raffinerie sotto tiro, lo «spread del petrolio» su mercati e governi (fattore delle guerre in corso)

di Federico Fubini

Questo spread si sta imponendo come un fattore delle grandi guerre in corso. Aumenta la differenza di prezzo tra greggio e benzina

C’è una discrepanza nel mercato mondiale del petrolio ed è destinata a diventare uno dei fattori geopolitici rilevanti nei prossimi mesi. Essa viene rappresentata, nei grafici, come uno spread: uno scarto fra prezzi diversi sui mercati finanziari, simile a quello fra bond sovrani di Italia e Germania. 

Questa volta però, dietro la differenza fra titoli scambiabili, ci sono valori molto materiali. Da un lato il greggio così come viene estratto dal suolo, dall’altro i prodotti derivati da questo che entrano nei serbatoi di veicoli, navi, aerei. Questo spread si sta imponendo come un fattore delle grandi guerre in corso – nel Golfo come nel conflitto russo-ucraino – ed esse a loro volta portano alla luce vulnerabilità dei mercati mondiali dell’energia che pochi avevano notato. Perché lo scarto è vistoso, e crescente. 

Ieri il barile di Brent ha chiuso in Europa a 90,9 dollari, il livello al quale si trovava il 6 marzo scorso dopo una settimana di guerra. Invece la benzina, il carburante più pregiato prodotto dal greggio, ha continuato

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