di Dario Di Vico
Dal lato delle entrate si parlerà di casse previdenziali, fondi ed extraprofitti. Senza mettere a rischio la reputazione: se il Pil a fine anno farà numero tondo, l’Italia potrebbe crescere nel gradimento di mercati e osservatori
L’espressione «sentiero stretto» è dell’ex ministro Pier Carlo Padoan che la coniò per spiegare lo sforzo che il titolare del Mef deve fare per conciliare la tenuta dei conti pubblici con le politiche dello sviluppo e quanto, dal punto di vista finanziario, quest’impegno si misuri con spazi angusti. La stessa espressione verrebbe oggi da utilizzare per descrivere il compito che aspetta il successore di Padoan, Giancarlo Giorgetti, per riuscire nello stesso sforzo. Molte sono le differenze ovviamente: Padoan guardava a uno schieramento di centro-sinistra e a un certo tipo di constituency, Giorgetti deve tener presente le istanze di una maggioranza di centro-destra e di un altro tipo di elettorato organizzato. Ma qualche elemento in comune c’è.
Le divisioni
Il ministro lombardo poi vede pendere sul suo capo una complicazione aggiuntiva, il suo partito oggi è profondamente spaccato tra la componente salviniana e quella dei governatori nordisti, personalmente è stato molto attento a non schierarsi anche se culturalmente tutti




