di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
La difesa dell’erede di Mango, accusato di aver ucciso il padre, contesta le conversazioni via WhatsApp e movente economico. I giudici indagano sulle contraddizioni nel racconto della caduta
La giudice che indaga sulla morte di Isak Andic, il fondatore di Mango precipitato nel dicembre scorso durante un’escursione sui monti della Catalogna, ritiene che esistano «indizi sufficienti» per ipotizzare che la caduta non sia stata accidentale e che il figlio maggiore, Jonathan Andic, abbia avuto un «ruolo attivo e premeditato». È il passaggio contenuto nell’ordinanza della magistrata Raquel Nieto Galván che ha trasformato una tragedia familiare in uno dei casi giudiziari più esplosivi della Spagna.
Jonathan Andic, vicepresidente del gruppo e uno degli eredi dell’impero della moda fondato dal padre, è stato interrogato, formalmente indagato per omicidio e rimesso in libertà provvisoria dopo il pagamento di una cauzione da un milione di euro. La difesa respinge ogni accusa e prepara ora la controffensiva sulle oltre 1.400 pagine del fascicolo istruttorio.
I sospetti della giudice
Nelle carte citate la giudice costruisce un impianto accusatorio fondato soprattutto su elementi indiziari: il deterioramento del rapporto fra padre e figlio, le tensioni economiche interne alla famiglia,




