
Nell’estate 2023 il ct lasciò gli azzurri con una Pec inviata da Mykonos, a poche settimane da due gare decisive: poi il contratto faraonico con i sauditi
Questione di opportunità. Una frase che negli ultimi due giorni abbiamo sentito spesso dalle parti della Federcalcio, legata alla decisione di non chiamare Pirlo a guidare la Nazionale. Legittimo, anzi giusto. Perché ci sono circostanze che vanno al di là del calcio giocato e quella che riguardava il rapporto tra l’ex centrocampista e la Russia è stata ritenuta da Malagò poco consona. Anzi, poco opportuna. Viene da chiedersi allora quanto sia opportuno chiamare ora, in un momento in cui cerchiamo – parole del presidente – un tecnico «che getti il cuore oltre l’ostacolo, pieno di passione e disponibilità totale verso la Nazionale», un allenatore come Roberto Mancini, che appena tre anni fa a quella Nazionale ha voltato le spalle lasciandola spiazzata e in enormi difficoltà. È opportuno, nel momento in cui per ricostruire un sistema calcistico si chiede soprattutto affiatamento e attaccamento alla maglia, pensare di puntare su chi per quella maglia ha deciso di non lottare più, preferendo uno stipendio multimilionario in Arabia? È vero, si è scusato, ma non sempre




