
di Massimo Franco
Il governo cerca di archiviare le sgrammaticature sul decreto Sicurezza ma tra alleati uno dei principali terreni di scontro sarà la crisi economica
Nel comunicato asettico del Quirinale non si avvertono gli echi della polemica che ha accompagnato il provvedimento sulla sicurezza. «Il presidente della Repubblica — dice il testo — ha promulgato la legge di conversione e, successivamente, ha emanato il decreto legge correttivo, che entrerà in vigore lo stesso giorno della predetta legge di conversione». La maggioranza gioisce, sorvolando su un testo contenente una serie di sgrammaticature costituzionali: al punto da dover essere modificato in corsa per ottenere il «placet» di Sergio Mattarella. Si evita qualunque riferimento al cortocircuito che rischiava di verificarsi tra governo e capo dello Stato: tensione che invece le opposizioni hanno interesse a sottolineare.
I più soddisfatti sembrano gli esponenti di FdI. Secondo la premier Giorgia Meloni, è stato compiuto «un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile». Ma gli avversari parlano di un «provvedimento spot» che risolve poco. È un capitolo che, al di là della soddisfazione




