
Intanto, l’Acea (l’associazione che riunisce i costruttori auto europei) mette in guardia sulla capacità dell’industria UE di soddisfare i requisiti di localizzazione previsti dall’IAA per le batterie destinate alle auto elettriche, EREV e PHEV. Secondo uno studio commissionato dall’associazione, la produzione europea di celle potrebbe raggiungere 306 GWh entro il 2032, ma resterebbe inferiore alla domanda in tutti gli scenari analizzati. Se le nuove regole entrassero in vigore nel 2028, fino a 3 milioni di auto non beneficerebbero degli incentivi legati ai requisiti di produzione europea: mancherebbe un numero sufficiente di accumulatori.
A pesare sarebbero anche i costi più elevati delle celle prodotte in Europa e la dipendenza dalla Cina per le batterie LFP e per alcuni materiali. Per le istituzioni europee, la sfida sarà quindi trovare un equilibrio tra sostegno alla produzione continentale, competitività delle imprese e integrazione nelle catene globali del valore.




