
di Marika Giovannini
Trento, la vicesindaca Bozzarelli rilancia la funzione dell’ex mensa: «Lì anche iservizi comunali disport e politiche giovanili». Sotto la lente il modello europeo. Ma Bortolotti (Onda) incalza: «La giunta chiarisca in consiglio»
Elisabetta Bozzarelli coglie subito l’opportunità. «Un’opportunità imperdibile» rilancia decisa la vicesindaca di Trento. Che all’indomani della notizia della rescissione consensuale del contratto tra Comune e ordini professionali per la realizzazione all’ex mensa universitaria della sede di architetti e ingegneri e dell’urban center, fa capire di avere già le idee chiare. Per l’utilizzo degli «spazi di cui la città si riappropria». Ma anche per il rilancio di quell’urban center che la stessa assessora Monica Baggia non aveva dato per accantonato, immaginando una «forma» innovativa e meno legata agli spazi fisici. Bozzarelli, in realtà, non allontana l’idea di un luogo fisico per l’urban center. Anzi: nella visione disegnata dalla vicesindaca, è proprio l’ex mensa lo spazio ideale dove collocare questa funzione.
La velenza simbolica
Dandole però una veste nuova. Che allo spazio fisico aggiunga anche una valenza «simbolica — spiega l’assessora alla cultura — di aggregazione tra soggetti eterogenei che si occupano di culture urbane, generazioni e ri-generazioni, ma anche di mutamenti socio-culturali». Un urban




