
di Gioele Urso
Il presidente Marco Gay in assemblea: «Abbiamo tutti una responsabilità. Lavoriamo insieme»
Nel giorno in cui l’Unione Industriali di Torino festeggia i suoi 120 anni, si guarda al domani della manifattura piemontese. E lo si fa buttando cuore e sguardo oltre l’automotive. Così innovazione e industria 2.0 possono diventare il perno della Torino industriale del futuro. Intelligenza artificiale, robotica, aerospazio e difesa sono alcuni degli asset strategici già presenti sul territorio. Una prospettiva che punta a valorizzare il patrimonio industriale della città, senza rinunciare alla sua vocazione manifatturiera.
La direzione è stata indicata dal presidente degli industriali torinesi, Marco Gay, nella relazione che ha tenuto durante l’assemblea annuale. In platea ad ascoltarlo il ministro del made in Italy, Adolfo Urso; il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini; il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo; e gli assessori regionali Maurizio Marrone e Andrea Tronzano. L’obiettivo dichiarato è costruire un «Patto per la città» che coinvolga imprese, istituzioni, università, parti sociali e società civile perché, come ha ribadito, «Il futuro di Torino e quello dell’industria sono indivisibili».
La diversificazione produttiva, però, non significa archiviare l’automotive, che continua a essere uno dei settori che porta più




