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L’Italia (adesso) piace

di Massimiliano Del Barba

Nonostante il contesto globale, i dati reggono. Gli Usa sono il primo investitore. La sorpresa extra Ue. La ricerca di EY ha confermatoil potere attrattivo del Paese

Il progressivo irrigidimento dell’economia globale, che dall’emergenza Covid in poi ha incominciato a viaggiare su frequenze sempre più regionali, ha finito per riverberarsi anche sulla capacità dell’Italia di proporsi come un Paese attrattivo per gli investimenti internazionali: le catene di fornitura si accorciano e le multinazionali sono alla ricerca di nuovi luoghi per presidiare le vecchie geografie o, addirittura, di inedite teste di ponte per provare a conquistare mercati ancora non presidiati.

Si spiega anche così il nuovo posizionamento dell’Italia, registrato dall’ultima Attractiveness Survey di EY, che ha portato al sostanziale raddoppio, dal 2019 a oggi, degli investimenti stranieri nel nostro Paese, passati da 108 a 206, con cinque anni consecutivi sopra quota 200. Una crescita, quella dei progetti greenfield, che si differenzia dalle operazioni di M&A proprio per la loro natura di attività ex novo slegate dagli asset industriali esistenti, è giusto segnalarlo, che ha comunque subito un rallentamento nel corso del 2025, con una riduzione delle operazioni dell’8%, in linea con quanto avvenuto mediamente

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