
La norma dell’articolo 105 della Manovra prevede «una versione digitale stampabile» a «un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto alla corrispondente versione cartacea»
«Ridurre il costo dei libri è un obiettivo condivisibile, ma non può significare mettere in ginocchio le piccole imprese che producono cultura, conoscenza e strumenti per la formazione delle nuove generazioni». Non si placano le proteste di editori e librai contro la misura contenuta in manovra che obbliga gli editori a rendere disponibili al 50% del prezzo le versioni digitali dei libri di testo scolastici ed universitari.
Cosa prevede la norma
Federcontribuenti si dice «favorevole ad ogni azione volta a ridurre il costo dei libri», ma non nasconde «le possibili ricadute economiche sulle piccole e medie case editrici scolastiche». La norma, giudicata «inutile e dannosa» da tutto il comparto che ne chiede la cancellazione, è contenuta nell’articolo 105 del disegno di legge di Bilancio e prevede «una versione digitale stampabile» ad «un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto alla corrispondente versione cartacea». L’acquirente potrà stampare «un’unica copia cartacea completa dell’opera» che però dovrà essere «destinata esclusivamente all’uso personale, scolastico o di studio e non commerciale», perché «è vietata la realizzazione di copie ulteriori», oltre alla «cessione,




