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Libano, il ritorno degli sfollati al Sud (e la «linea gialla» che Israele vuole imporre)

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di Redazione Esteri

L’ultima ondata di combattimenti ha causato oltre 2.100 morti

La fila di auto che non si muove tra Tiro e Sidone – dove solo la notte prima del cessate il fuoco sono morti 15 civili in un raid -, le migliaia di persone con le valigie, le borse, gli scatoloni, i motori accesi, le persone fuori dagli abitacoli: gli occhi puntati verso Sud. Sembra un fiume in piena quello che si è mosso da prima dell’alba, subito dopo la notizia del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah: sono le famiglie del Sud del Libano e della zona di Beirut, sfollate da marzo, durante la guerra, che tornano a casa. Le monitora l’Onu, il cui portavoce Stephane Dujarric ha descritto la situazione alle agenzie di stampa: «Migliaia di persone sono in viaggio verso Sud dalle prime ore di questa mattina, con le principali strade congestionate, in particolare nei pressi dei villaggi di Qasmiyeh e Zefta, nel sud del Libano, nonostante i gravi danni a ponti e infrastrutture civili».  L’ultima ondata di combattimenti, iniziata il mese scorso dopo che Hezbollah ha aperto il fuoco contro Israele in segno di solidarietà con Teheran, ha causato oltre 2.100 morti

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