
di Matteo Persivale
Il rifacimento della «Reflecting Pool», lunga 600 metri, finisce in tribunale. E il preventivo per la nuova sala da ballo della Casa Bianca sale da 200 milioni a 1 miliardo
Dieci anni fa, candidato per la prima volta alla Casa Bianca, Donald Trump amava ripetere che Washington è una «palude da bonificare». Cosa vera a molti livelli: la capitale sorge in effetti su terreni un tempo paludosi, l’intreccio politica e business mostra spesso risvolti poco limpidi, e perfino uno dei simboli della città, il grande specchio d’acqua lungo 600 metri che separa il monumento dedicato a Abraham Lincoln da quello a George Washington, la celebre «Reflecting Pool», è in uno stato orrido: alghe, perdite d’acqua massicce, deiezioni di uccelli la rendono obiettivamente poco gradevole per i numerosissimi turisti che rendono omaggio ai due presidenti.
L’attuale polemica politica sulla «Reflecting Pool» dice molto dello stato attuale della politica americana spaccata a metà senza speranza; Trump, come sempre, entrando con la grazia di un bulldozer (letteralmente) nella prassi istituzionale, ha annunciato una ristrutturazione a sorpresa della piscina del «Lincoln Memorial», definendo la pietra grigia originale «sporca da far paura» e «dall’aspetto disgustoso».
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