
di Roberto Gressi
Acquisti, prestiti e improbabili intese, le scelte bipartisan che «allargano» le coalizioni
Finisce come il funerale di Formichella, celebrato da Alberto Sordi: tutti ridono, anzi, si scompisciano. Eccoli, i nuovi mostri, pilastro della commedia all’italiana, che con l’aiuto di tutti i leader hanno già buttato nel bidone dell’indifferenziata un pezzetto della neonata legge elettorale.
Ennesimo comma 22 della politica italiana, che recita: chi non ha i parlamentari deve raccogliere ben 450 mila firme per presentare una lista. Ma chi non ce li ha, i parlamentari, può acquistarli, o farseli prestare, il mercato esiste per questo, e accidenti, siamo pur sempre un Paese libero.
Roberto Vannacci ci aveva pensato per primo, e si era subito preso gli svincolati, da Domenico Furgiuele a Emanuele Pozzolo, il pistolero di Capodanno, ma si è già fatto sgonfiare mezze ruote e, misteriosamente, pare non reagire.
Alessandro Onorato, il semi-civico che preferisce Giuseppe Conte a Elly Schlein, aveva giurato di fare da solo, anche per rifiutare le sirene di Matteo Renzi che flautava: venite da me, che le firme ce le ho io. Lo stesso giochetto con il quale aveva incantato Carlo Calenda. Ma anche Onorato alla fine




