
di Martina Zambon
L’idea dell’addio alla dicitura «Salvini premier». Le dimissioni formali, insieme ai suoi vice (Sardone, Durigon, Stefani), per essere rieletto
«Nessun altro intervento? Nessuno?» Matteo Salvini chiude così il consiglio federale-lampo di ieri pomeriggio. Una domanda che riecheggia il fatidico «si parli ora o si taccia per sempre» di tanti matrimoni cinematografici e che fotografa l’atmosfera in casa Lega con le Politiche che si avvicinano.
Un’ora di consiglio federale in vista del congresso di Milano in programma il 24 e 25 ottobre che ha sancito una serie di punti spiegati dallo stesso Salvini a margine. In primis, la Lega modificherà il proprio simbolo in vista delle Politiche («Sicuramente aggiorneremo anche il simbolo perché il mondo cambia e la Lega corre»), vale a dire che dovrebbe finire in archivio la dicitura «per Salvini premier». Una concessione, se si vuole, ai mal di pancia della base ma anche una scelta coerente con l’altra novità, «collegiale», annunciata da Salvini: «Ho scelto di dotare la Lega di una segreteria politica per condividere onori e oneri».
Chi ne farà parte? «Ne parleremo al congresso» taglia corto l’ormai ex segretario federale che ieri si è formalmente dimesso, insieme ai




