
di Massimo Franco
La maggioranza si ritrova esposta a una gragnuola di attacchi da parte di opposizioni pronte ad approfittare delle difficoltà. Le divisioni nella coalizione di Giorgia Meloni acuiscono le tensioni
È chiaro che la richiesta di Matteo Salvini di disdire unilateralmente il patto di Stabilità non ha possibilità di essere accolta. Forza Italia ha già fatto sapere di essere contraria a uno strappo con la Commissione europea guidata dalla popolare Ursula von der Leyen. E, per quanto più possibilista, la stessa premier Giorgia Meloni evita di sbilanciarsi, temendo contraccolpi negativi.
Rimane la realtà di un’economia che non cresce, come la produttività; e di un governo preoccupato dalla fine dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa. Sarebbe ingeneroso attribuire la responsabilità della crisi solo all’esecutivo di destra: sono oltre vent’anni che l’Italia è inchiodata a un tasso di crescita bassa e di debito crescente, sintomi di un cronico difetto di dinamismo. Ma solleva perplessità il fatto che in quasi un quadriennio di stabilità, accompagnato dai generosi finanziamenti europei, la situazione non sia migliorata.
È chiaro che non basta limitarsi a scaricare la colpa sugli effetti dello sciagurato Superbonus edilizio approvato durante i governi guidati




