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Le mie figlie, la guerra e come voterò io domani, alle elezioni in Israele

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di Eshkol Nevo

Una delle penose conseguenze di una guerra troppo lunga è che le persone smettono di credere che sia possibile qualcosa di diverso. Eppure ci sono stati molti anni in cui quand’eri all’estero potevi dichiarare con fierezza di essere israeliano, e non provare vergogna e timore come oggi

Le mie figlie faticano a credere nella pace. Non le biasimo. È la generazione della guerra. Nel senso che questa è una delle penose conseguenze di una guerra troppo lunga: le persone smettono di credere che sia possibile qualcosa di diverso. Che ci sia speranza di un cambiamento.

Per la verità neanch’io sono sicuro che in Medio Oriente nei prossimi anni otterremo la pace. Ma penso a mio padre, il loro nonno, che durante la guerra del Kippur ha combattuto sul fronte egiziano. Se qualcuno gli avesse detto, dopo la guerra, che un giorno ci sarebbe stata una pace duratura con l’Egitto, una pace che sarebbe sopravvissuta per cinquant’anni, ci avrebbe creduto? Glielo racconto e insisto: non rassegnatevi alla guerra, nessuna guerra, e non smettete di aspirare a una vita normale in questo posto.

Dopo questa conversazione penso al fatto che, da quando sono nate,

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