
Erano solo in due a Houston a raccontare l’impresa storia della piccola nazione africana: “Era destino: in America c’è la comunità capoverdiana più grande del mondo, circa un milione”
27 giugno – 21:34 – HOUSTON
Possono due paia di occhi, solo due, umidi e commossi in tribuna, raccontare l’impresa sportiva della vita a più di cinquecentomila volti persi nell’Oceano Atlantico? Eugenio Teixeira e Moises Sabino dimostrano di sì. Nella notte italiana di sabato erano gli unici due cronisti capoverdiani presenti a Houston per assistere al miracolo, ovvero la qualificazione ai sedicesimi del Mondiale di Vozinha e soci, arrivata dopo lo 0-0 contro l’Arabia Saudita e il ko dell’Uruguay contro gli spagnoli. Moises faceva la radiocronaca, tirando fuori una sorta di pianola come rito, Eugenio scriveva e registrava. Negli Stati Uniti sono solo in cinque, ma gli altri sono rimasti a Tampa, in Florida, per questione di costi.
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“Se la federazione non ci avesse aiutato dal punto di vista economico, qui non sarebbe venuto nessuno. Ma era destino: in America c’è la comunità capoverdiana più grande del mondo, circa un milione. Questa favola sarà studiata nelle scuole”. Eugenio ce




