
di Massimo Franco
Maggioranza decisa ad andare avanti mentre l’opposizione parla di forzature. Ma si indovinano perplessità nei due schieramenti
In apparenza il percorso è segnato. La maggioranza andrà avanti anche da sola pur di approvare la riforma elettorale, nonostante qualche resistenza tra gli alleati. E le opposizioni faranno di tutto perché la coalizione appaia autoritaria e sia accusata di forzare le norme democratiche: sebbene anche al suo interno ci sia chi in realtà non è così contrario al progetto del governo di Giorgia Meloni. In questa fase punteggiata da non detti e destinata ad acuire lo scontro politico, ad aumentare sono soprattutto confusione e perplessità.
Per quanto esista un giudizio condiviso in negativo sulla legge attuale, a prevalere è un tatticismo che confonde le acque sull’esito finale. Il ministro delle Riforme, Elisabetta Casellati si dice convinta che le norme siano «nel perimetro della Costituzione». E nel governo tendono a escludere interventi della Consulta prima del voto. Ma circolano anche ipotesi meno assertive. Si ricorda il caso del senatore Felice Besostri, che si rivolse alla Corte nel 2005 e nel 2015, bloccando prima il cosiddetto Porcellum e poi l’Italicum.
La prospettiva che, in assenza di




