di Marta Serafini
L’armata vuole isolare e svuotare il bastione della difesa ucraina nell’est
DALLA NOSTRA INVIATA
KRAMATORSK Kramatorsk è il corpo lercio e seminudo di un uomo che balla davanti alle macerie fumanti di un distributore di benzina appena colpito dai russi. Un matto di cui nessuno si cura e che nessuno metterà in salvo.
Missili Banderol, bombe kab, droni: i russi sganciano senza sosta sul bastione principale della cintura delle fortezze. Le sirene non suonano nemmeno più mentre brucia la città. Dieci, dodici chilometri al massimo, è la distanza della linea del fuoco nemico. Maria Lisa, 6 anni, accarezza il suo cane di pezza. Sopra la sua testa fischiano i colpi dei proiettili ucraini che provano ad abbattere un drone russo. Nel rifugio di cemento armato movibile Maria Lisa aspetta che arrivino a prenderla per portarla via. Con lei la nonna, Lia. «Sono arrivata qui negli anni ‘90 da Baku, sono armena, sono scappata dall’Azerbaigian», racconta mentre prova a non fare sentire alla nipote la paura degli adulti. «Vai a scuola?» «Non ancora, spero il prossimo anno». Il segnale
L’ordine di evacuazione forzata per le famiglie



